Tenuta Santa Caterina – Vini e abbinamenti

I vini della Tenuta Santa Caterina si caratterizzano tutti per un’originale personalità. Pur essendo genuina espressione del territorio del Monferrato, mostrano uno spiccato carattere, che li rende inconfondibili. Dietro ogni bottiglia si percepisce un accurato lavoro di ricerca, teso a donare al vino un particolare tratto distintivo nel segno della qualità. Ogni vitigno è trattato in modo da produrre un vino in qualche modo sorprendente, capace di aprire un nuovo orizzonte sensoriale e gustativo. Proprio per queste caratteristiche di piacevole ed elegante unicità, è interessante esplorare i possibili abbinamenti a tavola dei vini della Tenuta Santa Caterina.

SALIDORO

salidoro-2013.jpgPartiamo da un vino bianco, apparentemente atipico per il territorio, frutto di un blend tra Chardonnay (75%) e Sauvignon Blanc (15%). In realtà il processo di zonazione della Tenuta Santa Caterina, ha messo in luce la presenza di terreni di antica origine marina, che hanno una forte similitudine con quelli della Borgogna. Nasce da qui l’idea di non produrre il Cortese, il vitigno più diffuso nella regione, ma di cercare la massima fedeltà al terroir, privilegiando vitigni che possano esprimere al meglio le loro potenzialità. L’intensità e l’eleganza dello Chardonnay, si sposano con la ricchezza aromatica del Sauvignon Blanc in modo armonioso ed equilibrato. Il nome richiama due caratteristiche salienti del vino: Sali indica la sapidità e Oro il meraviglioso colore caldo e brillante. Il 10% del vino riposa sui propri lieviti in barrique per circa 6 mesi, conferendo struttura e complessità aromatica tale da poter osare abbinamenti con piatti importanti. Oltre ai classici piatti di pesce al forno e al cartoccio, possibilmente di pesci che abbiano una certa struttura, come rana pescatrice, cernia o scorfano, Salidoro trova un perfetto abbinamento con ricette più elaborate, ad esempio a base di baccalà. Un abbinamento assolutamente da provare è con la pasta con i finferli o con i risotti ai funghi.

ARLANDINO

arlandino-2013.jpgArlandino era uno dei nomi con cui anticamente veniva chiamato nel Monferrato il Grignolino. Per tradizione il vino “della festa”, in contrapposizione alla Barbera di tutti i giorni. Queste nobili origini del vitigno si sono un po’ offuscate nel tempo, ma il Grignolino è un vino certamente da riscoprire. Arlandino ne è una versione elegante e di grande intensità. Profumi e aromi fragranti di rosa, violetta, accenni di frutti di bosco e una lieve speziatura. Un vino affascinante, dal colore aranciato, connotato da una bella sapidità e da un giusto equilibrio tra acidità e tannini. Molti i classici abbinamenti territoriali: con tartare di fassona, bagna cauda, tomini e salumi. Più intriganti gli accostamenti con i piatti a base di pesce: tartine con burro, alici e scorza di limone, peperoncini ripieni di mousse di tonno, zuppa di pesce, guazzetti e con il rombo al forno.

SETECAPITA

setecapita-2008.jpgUna Barbera come non te l’aspetti; sorprendente per struttura ed eleganza. La Tenuta Santa Caterina ha scelto di produrre una Barbera che uscisse dai canoni del buon vino quotidiano, per creare un’etichetta particolare e unica nel suo genere. Setécapita nasce dalle migliori uve, accuratamente selezionate, di un antico vitigno posto su una collina particolarmente vocata. Affinata per oltre 12 mesi in tonneaux di rovere francese di primo e secondo passaggio, è una Barbera superiore di grande personalità e indubbia longevità. Il profilo olfattivo ricorda i frutti rossi maturi, il rosmarino e le bacche di ginepro. Un vino dall’aroma complesso, con un’acidità armoniosa e morbida, perfettamente equilibrata con una delicata tessitura tannica. Una persistenza lunga e avvolgente regala al palato piacevoli emozioni. L’abbinamento tradizionale del territorio è con gli antipasti di salumi e con il bollito misto piemontese, ma grazie alla sua complessa struttura e a un’acidità moderata, Setécapita si accompagna benissimo ai primi piatti con sughi di carne e cacciagione e in generale con tutta la selvaggina. Si abbina molto bene anche ad arrosti e brasati; assolutamente da provare con la lepre in casseruola.

SORI DI GIUL

sori-di-giul-2010.jpgDimenticatevi la Freisa che avete bevuto fin ora. Anche con questo vitigno la Tenuta Santa Caterina è riuscita a realizzare una grande etichetta, dal carattere unico e inimitabile. Una Freisa riportata alle sue più antiche e nobili tradizioni. Un vino ricco di profumi e aromi delicati, sostenuti da una struttura importante. Coltivata in un “sorì”, l’equivalente piemontese del “cru”, esposto in pieno sole, la Freisa fermenta parzialmente in tonneaux, per poi invecchiare circa un anno in botti grandi di rovere francese. Sorì di Giul completa la sua maturazione con un successivo affinamento in bottiglia di almeno 8 mesi. Il risultato di questo accurato processo è un elegante e affascinante “nebbiolo al femminile”, un vino prestigioso, suadente, ricco ed elegante. L’abbinamento tradizionale con la cucina del territorio è con i tajarìn al tartufo bianco e più in generale con tutti i piatti a base di tartufo. Grazie alla sua struttura, Sori di Giul accompagna molto bene anche i secondi piatti a base di carni di coniglio, agnello, gli arrosti e i bolliti.

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